Il Portogallo è quel paese…

Il Portogallo è quel paese dove nel reparto ortofrutta non si usano i guanti,

dove è più facile trovare uno yogurt al gusto melagrano e mirtillo che al naturale senza latte in polvere,

dove ti vendono le buste di aglio a spicchi surgelato,

dove l’Algida si chiama Olá,

dove non è così strano mangiare da soli al ristorante,

dove sono più importanti le proteine che i carboidrati, infatti riso e patate sono  d’accompagnamento a Pesce e Carne,

dove trovi i bottiglioni d’acqua da 6 litri,

dove il pesce in scatola è cibo nazionale,

dove la zuppa è mangiata anche in estate,

dove il Sidro di Mela è diffuso come la Coca,

dove la birra è anche da 0.20Lt,

dove la pizza può essere piccola, media o grande,

dove il caffè macchiato puoi chiederlo in tre modi,

dove nell’insalata vedi la cipolla a crudo,

dove la birra non si beve con la pizza,

dove nello scontrino della spesa gli articoli sono divisi per categoria merceologica,

dove fai fatica a trovare il burro senza sale,

dove le patatine fritte presenziano nei piatti principali,

dove con 2.50€ ci si fa colazione,

Dove al supermercato le cassiere di aiutano a riempire la spesa nel sacchetto,

dove usare le patatine in busta per preparare un piatto può capitare e non è un’eresia,

dove l’uovo al tegamino è messo sopra la fettina di carne.

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Caramelle dagli Sconosciuti

Metro Lisbona. Linea Gialla.

Ore 19.20 circa.

Vedo un uomo anziano prendere posto davanti a me.

E’ insieme ad una signora.

Si siede con fare un poco grezzo, parla con un tono leggermente alto.

Tutti mi appare alquanto sgangherato.

Non riconosco la lingua, anche se a tratti qualche suono mi richiama il portoghese.

Cerca nel borsello una confezione, di quelle, che mi sembrano caramelle. L’involucro è di un rosso gracchiante.

Lo guardo fugacemente mentre le porge alla signora insieme a lui.

“Immaginati se adesso le offrisse anche a me”.

Come letta nel pensiero, lo vedo girarsi verso di me invitandomi a cogliere il suo semplice e dolce dono.

SONO ATTONITA.

Per istinto e forse anche per insegnamenti infantili diventati schemi mentali, rifiuto.

Ma tirando fuori un sorriso che mi schiaccia la faccia.

Finisce la nostra conversazione.

Rompere i muri invisibili di quella indifferenza partorita da una aggregazione di persone, derivante per di più dalla casualità e dalla condivisione di un obiettivo comune per breve tempo (arrivare dal punto A al punto B). Tutto ciò non basta però a creare collettività e vicinanza.

Come ovvio che sia.

A volte però è così esasperante.

 

Quell’uomo è entrato in una cantina buia con una torcia accesa.

 

La Festa di Lisbona

Con l’avvicinarsi dell’estate la capitale portoghese si concede, dai primi di giugno, un mese di festeggiamenti per celebrare Sant’Antonio, il patrono della città.

Forse non tutti sanno che Sant’Antonio nacque in Portogallo e in seguito passò quasi tutto il resto della vita a Padova. E’ conosciuto qui come “casamenteiro”, cioè colui che aiutava le giovani donne meno abbienti a provvedere alla loro dote, nella speranza di divenire promesse spose.

Lisbona si anima nei quartieri più caratteristici Mouraria, Graça, Alfama e Bairro Alto, con balli e canzoni popolari. Le strade sono ornate con ghirlande colorate, nell’aria si respirano i sapori dei piatti tipici: Sardinhas Assadas e Bifana.

La prima si riferisce ad un piatto di pesce composto da sardine cotte sulla griglia e servite così da sole o su un letto di pane abbrustolito.

Il secondo è un panino farcito da carne di maiale fatta marinare con aglio, alloro, vino bianco, pepe e in alcune varianti anche con aceto. La cottura è ultimata in padella o sulla griglia.

Io ho provato le sardine grigliate e devo dire che oltre a essere un piatto gustoso e appetitoso, nonostante l’estrema semplicità, non risulta essere pesante, anche rispetto alla calura estiva.

 

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Curiosità

Il Manjerico è la pianta aromatica caratteristica della festa di Sant’Antonio, conosciuta come la pianta degli innamorati, in quanto secondo la tradizione, si regalava alla persona amata. Era un vera e propria dichiarazione d’amore.

L’usanza dice inoltre che la piantina non va odorata direttamente, ma accarezzandola con la mano, il profumo poi si andrà a sentire su quest’ultima.

Il Manjerico appartiene alla stessa famiglia di una pianta a noi molto conosciuta: il Basilico.

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Signora portoghese alla prese con la griglia.

Il Lambrusco nella G.D.O portoghese

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Il nostro Lambrusco lo troviamo subito all’entrata del punto vendita, in una super offerta a 1.99€.

Ammetto che il Lambrusco bianco non l’avevo mai visto prima.

 

Siamo nell’insegna Continente, prima catena di ipermercati sviluppatasi in Portogallo.Resultado de imagem para continente

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↑ Questa l’etichetta

Il produttore non è dato sapere,  è indicato solo il distributore.

Indicato per accompagnare cibo italiano, come la salsa alla bolognese. O con carne bianca grigliata, come il pollo.

 

 

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Bem-vinda em Portugal! 

E si inizia con il Caldo Verde.

No. Non è un modo colorato per parlare della canicola estiva, ma ci riferiamo alla famosa zuppa portoghese servita come antipasto.

Originaria del Nord, nel settembre 2011 viene eletta come una delle 7 Meraviglie Gastronomiche del paese.

Patate, cipolla, acqua, olio, qualche spicchio d’aglio non invasivo e il prodotto principe: il couve galega una verdura della famiglia dei cavoli, tagliata a strisce sottili.

In una variante possiamo trovare al suo interno delle fette di chorizo, salame piccante a base di carne di maiale tritata.

Costo? Poco meno di 3 euro da Portvgália, cervejaria (da cerveja: birra) dove puoi sia assaporare la birra di loro produzione e mangiare piatti tipici.

Fonti attendibili riferiscono che oltre al Caldo Verde, è periodo anche di sardine.

Bé..non me lo farò dire due volte.


Una dose di Dinner Therapy

Sono in una terrazza, vicino Torino.

Casa di amici di famiglia.

Nelle 12 ore antecedenti un’incognita mi picchiettava in testa:

“Cosa mangerò stasera?”

Eh no.

Non me lo sarei fatto dire prima.

“L’attesa è essa stessa il piacere.”

Io e i vecchi scegliamo di portare in dono il Gelato.

Già alle 18:30, in tinello, si vocifera in merito al posto di approvvigionamento.

Nonostante la bassa temperatura del prodotto, è un affare scottante.

Vinco Io.

Alle 19:20 usciamo in direzione “Gelateria Novanta”, a 200 metri di asfalto.

In questa storica gelateria di quartiere, a 10 anni i miei must erano: Puffo e Nutella.

Ah sì! A quei tempi i coloranti chimici ancora se la spassavano di brutto e la Nutella viveva felice e ignara delle battaglie che la attenderanno.

Fu il proprietario, Franco, che un giorno facendomi il solito cono, mise per errore un po’ di gusto Zuppa Inglese.

Di lì a poco le mie merende estive furono mono sapore.

Franco cercava di dissuadermi, temendo uno stordimento da saturazione di Alchermes.

Io già crescevo paranoica.

Da monopolio assoluto, si passò alla libera concorrenza.

Fiorio, Iceberg (poi divenuto Abela), La Romana e Grom cominciarono a sorgere, concentrandosi in poco meno di un chilometro.

Tradii Franco.

Quel posto sapeva troppo di infanzia.  Io mi sentivo grande e pronta al cambiamento.

Non ci misi più piede per anni. Velocizzavo il passo quando ero di passaggio.

Franco invecchiava e il gusto Puffo fu rimpiazzato.

La scelta di tornarci destò sorpresa e scetticismi.

Nel cammino il vecchio sembrò deviare traiettoria, quasi per sabotarmi.

Lo ammonì decisa.

Uscimmo con un chilo di gelato Fior di Latte e Crema.

Per l’esito avremmo dovuto aspettare la sera.


Guardo la tavola apparecchiata di stoviglie color cielo.

I vini bianchi prevalgono, ma l’unico rosso si sa far valere: è un Barolo del 2011.

Sono euforica ma cerco di dissimulare. Creerei troppe domande.

Finalmente ci sediamo. Siamo in 12.

Non ci conosciamo tutti. Aspetto di vedere come si evolverà l’atmosfera.

Le personalità si sgranchiranno, invogliate da Bacco.

Affettati, verdure sottaceto e sott’olio, olive schiacciate.

Parmigiana.

Verdure ripiene.

Piccoli arancini.

Il vino si ferma sempre ad inizio tavolo, sfidando la vergogna, mi alzo cercando di capire se ce ne sia ancora un po’.

Un invitato, un dottore dal viso aperto e voce chiara, apprezza, sorpreso, questa mia propensione.

E come succede tra fumatori, si simpatizza.  Siamo dello stesso clan.

Come dolce: tortino di cacao all’acqua con il famoso gelato dal passato.

Questo connubio è libidinoso.

Ora c’è un vociare da mercato rionale.

C’è un bel freschetto qua fuori. Mio padre fuma.

Intrattengo conversazioni sul buon bere e buon cibo. Si citano vini che non conosco, locali che non frequento. Mi segno tutto. Si prende lezioni anche fuori dall’aula.

Si parla di mangiare dopo aver mangiato.

Non si avverte nessuna nausea, ma solo spensieratezza.

Il clima è disteso, ora caffè.

Che cena distensiva! Neanche una seduta di yoga con Giucas Casella.

La ricetta segreta è solo una: buona compagnia, calice pieno e cibo sul piatto.

La signora Carmela, nonostante l’età avanzata, da vera padrona di casa, permane fino a tarda sera aspettando che gli ultimi inviati vadano via.

-“Se non avessi apprezzato la compagnia, non sarei rimasta sveglia così a lungo”- dice affabile.

Noi sorridiamo.

             Oltre al cibo,

esportiamo Convivialità.anigif

 

 

 

 

 

 

Oltre l’espresso c’è di più: l’Infuso di caffè

Sì lo so,

per noi italiani il caffè è espresso, ma ho trovato parecchio interessante l’assaggio di un caffè filtrato in occasione dell’evento fieristico milanese TuttoFood. 

Dall’invenzione di una casalinga tedesca nel 1908, nasce un nuovo metodo di estrazione del caffè: il Dripper.

Dal verbo -to drip: gocciolare, questa tecnica prevede l’uso di un filtro di carta e un porta filtro conico di 60° in ceramica o in plastica (chiamato appunto V60). Quest’ultimo presenta un foro centrale che permette di regolare il flusso d’acqua durante la preparazione.

Si fa macinare il caffè al momento,

lo si trasporta dentro il filtro,

si versa acqua calda (non bollente)

e si aspetta.

Vedo la Speranza negli occhi della Passione

 

Pochi giorni fa ho avuto l’occasione di visitare e conoscere la realtà di “Gema Magazzini Generali”  insieme ai miei colleghi del corso di specializzazione nel settore Agroalimentarea Castelnovo di Sotto, Reggio Emilia.

I Magazzini Generali sono dei locali commerciali adibiti allo stoccaggio di merci depositate per conto terzi.

Gema ospita più di 230 mila forme tra Parmigiano Reggiano e Grana Padano provenienti da produttori e commercianti del settore caseario.

Gema non produce, custodisce.

L’entrata al magazzino fa un certo effetto.

Siamo colpiti dalla sbalzo di temperatura tra l’esterno e l’interno. File e file di forme lasciate stagionare a 18° gradi su assi di legno, “di abete rosso”, come poi ci dirà  la nostra guida, Marco, tecnico responsabile del servizio qualità.

“L’abete -aggiunge– permette di assorbire molto bene la sostanza grassa rilasciata durante il processo di stagionatura della forma.”

Ogni forma di Parmigiano Reggiano non è mai uguale ad un’altra.

Gli ingredienti? Tutti naturali: latte, sale e caglio.

Per questo bisogna avere mille accortezze, infatti basta che la bovina “abbia avuto un po’ di problemi di stomaco” – ci dice un altro esperto presente- per produrre del latte che potrebbe causare difetti qualitativi alla forma.

Il forte odore di stagionato si alterna a quello di bruciato: stanno marchiando alcune forme del Consorzio Parmigiano Reggiano Vacche Rosse.

Questa ulteriore tipologia di Parmigiano prevede l’uso di una razza bovina reggiana, denominata appunto vacca rossa, utilizzata storicamente per la produzione di latte ma andata poi sostituendosi con razze più redditizie e per questo fu a rischio di estinzione. Produce un latte particolarmente adatto per le lunghe stagionature (dai 24 mesi in poi).

Marco sorride entusiasta mentre ci dice “avrete la fortuna di vedere la fase di battitura” .

La fase di battitura è una delle operazioni più importanti per attestare l’ottima condizione di salute del Parmigiano. Al dodicesimo mese di stagionatura la forma viene visionata esternamente e in seguito colpita più volte con un martelletto specifico per auscultarne l’interno. Il suono di rimando deve essere omogeneo e secco, non deve rimbombare. Superato l’esame la forma si potrà fregiare del titolo di Parmigiano Reggiano DOP mediante marchiatura a fuoco.

L’addetto manovra la forma sicuro e preciso, noi stiamo zitti e attenti.

Per arricchire la giornata ci viene aperta, a mano, una forma dal vivo.

Il momento è catartico. Viene posizionata la forma in modo da avere in entrambe le mani le due croste, appoggiando quindi solo la parte centrale, lo scalzo. Poi usando il particolare coltello a mandorla si traccia una linea orizzontale in cui nelle metà del fianco vengono piantati 2 coltelli a mandorla. In questo modo, la forza sviluppata da entrambi i lati consentirà l’apertura della forma perfettamente in due parti.

La sua buona riuscita è tutt’altro che scontata. Siamo tutti attorno all’esperto, come tifosi silenziosi. Non si sente un rumore. Il tempo pare rallentare.

La nostra attenzione è rivolta a questo singolo momento, occhi in una sola direzione. Non posso fare a meno di distogliere lo sguardo dall’operazione e diventare spettatrice esterna del quadretto dinnanzi a me.

Visi vigili,

qualche occhio rosso che mi invento sia frutto di colma emozione.

Un po’ di lacrime non guasterebbero.

La forma si apre e dona profumo e chiarore. Scatta l’applauso.

“Lavoro qui da oltre 15 anni, ma ricordo perfettamente l’apertura della mia prima forma.”  -ci confessa l’esperto.

All’assaggio sorprende per la sua dolcezza e morbidezza.

Pare una torta nuziale a scaglie.

Lo gustiamo con piacere.

Salutiamo Marco e i suoi addetti, felici di aver incontrato e conosciuto persone come loro.

Esco dal magazzino incredula.

Non pensavo di trovare così tanta Passione.

Soprattutto in un posto dove lavorano prodotti non propri.

 

Arrivo alla conclusione forse ovvia che

un prodotto diventa di eccellenza perché è amato da qualcuno che ne fa qualcosa di speciale.

Fin quando un prodotto ci trasmetterà di più del suo senso di sazietà, allora ci sarà ancora un futuro vitale per i nostri prodotti.

Lasciamoci Appassionare.

E Appassioniamo gli altri.

Diamo alla Passione la sua giusta Priorità.