Caramelle dagli Sconosciuti

Metro Lisbona. Linea Gialla.

Ore 19.20 circa.

Vedo un uomo anziano prendere posto davanti a me.

E’ insieme ad una signora.

Si siede con fare un poco grezzo, parla con un tono leggermente alto.

Tutti mi appare alquanto sgangherato.

Non riconosco la lingua, anche se a tratti qualche suono mi richiama il portoghese.

Cerca nel borsello una confezione, di quelle, che mi sembrano caramelle. L’involucro è di un rosso gracchiante.

Lo guardo fugacemente mentre le porge alla signora insieme a lui.

“Immaginati se adesso le offrisse anche a me”.

Come letta nel pensiero, lo vedo girarsi verso di me invitandomi a cogliere il suo semplice e dolce dono.

SONO ATTONITA.

Per istinto e forse anche per insegnamenti infantili diventati schemi mentali, rifiuto.

Ma tirando fuori un sorriso che mi schiaccia la faccia.

Finisce la nostra conversazione.

Rompere i muri invisibili di quella indifferenza partorita da una aggregazione di persone, derivante per di più dalla casualità e dalla condivisione di un obiettivo comune per breve tempo (arrivare dal punto A al punto B). Tutto ciò non basta però a creare collettività e vicinanza.

Come ovvio che sia.

A volte però è così esasperante.

 

Quell’uomo è entrato in una cantina buia con una torcia accesa.

 

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